Via-del-velabro-romaParliamo dei monumenti di Roma meno conosciuti ma sempre bellissimi e da scoprire… Come quelli di via del Velabro; questa rappresenta il tratto terminale della valle omonima, una conca che dal Foro Romano giungeva al Tevere e da questo spesso alluvionata (anche perché si trovava sotto il livello del fiume) e resa paludosa; da da ‘velus’, palude, deriva infatti il nome ‘velabrum’. Secondo la leggenda qui si sarebbe arenata la cesta con i gemelli Romolo e Remo, trovata dalla lupa.

In questa via (nel luogo dove nel V secolo c’era una diaconia di monaci greci che si dedicavano ad attività caritatevoli) sorge la chiesa di San Giorgio in Velabro. Durante il breve pontificato di papa Leone II (682-683) fu eretta una chiesa inizialmente dedicata a San Sebastiano che, con il pontificato del papa greco Zaccaria, venne rinominata a San Giorgio in occasione della cerimonia di deposizione della testa del santo all’interno della chiesa. Numerosi furono i restauri alla quale la basilica fu soggetta, anche per il ripetersi di allagamenti, fino al restauro del Muñoz del 1926. A sinistra della chiesa sorge il bellissimo campanile del XII secolo; sotto il portico si notano due finestre della chiesa originale, oggi murate e diversi frammenti archeologici; il portale d’ingresso riporta splendide cornici di età romana. Una curiosità: i muri perimetrali dell’edificio non sono paralleli ma convergenti verso l’abside, cosicché la parete di fondo è più stretta rispetto alla facciata. Sotto l’altare, nella confessione, sono conservate la testa, la spada ed un lembo di abito di San Giorgio. Nel luglio 1993 un attentato terroristico distrusse il portico (fatto erigere nel XIII secolo dal cardinale Jacopo Stefaneschi) ed il timpano della chiesa, oggi ristrutturati.

Vicino alla chiesa si trova un grande arco quadrifronte, detto impropriamente ‘di Giano’, ma da identificare con ‘l’arcus Constantini’ (citato nel Velabro dai Cataloghi regionari) perchè Giano, il dio bifronte, regnava, secondo la religione romana, su ogni luogo di passaggio (Giano deriva dal latino ‘ianus, porta). Il passaggio rituale sotto uno ianus aveva la funzione di purificare, come avveniva per le truppe e per le armi durante alcune cerimonie evocatrici e Giano presiedeva a tutti gli inizi, tra cui quello dell’anno nel calendario di Numa Pompilio, così come il mese che lo apriva, ‘ianuarius’, Gennaio. Nel Medioevo l’arco costituì la base di una torre fortificata dei Frangipane, detta ‘Torre di Boezio’, forse perché vicina all’abitazione del filosofo Severino Boezio, che all’ombra di quegli archi teneva lezione ma nel 1830 l’arco venne restaurato e riportato alla sua forma originale, abbattendo la torre.

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