La relazione tra il grande scrittore e la città di Roma è sempre stata al centro dell’attenzione: è infatti sempre esistito un particolare ed intenso rapporto biografico e culturale, intellettuale e politico, oltre che naturalmente letterario, tra lo scrittore e la Capitale; non dimentichiamoci che l’opera di Moravia ha fatto conoscere, meglio di chiunque altro, la modernità della città, la sua gente e i suoi ambienti. Non scordiamoci neppure i numerosi film tratti dall’opera di Moravia e riguardanti Roma (“La Provinciale”, “La Romana”, “Racconti Romani”, “La Ciociara”, “Risate di Gioia”, “Gli indifferenti”).

Ne stiamo parlando perchè in questi giorni, notizia ripresa da tutti i media internazionali, esce la raccolta “Poesie” di Alberto Moravia per Bompiani: si parla di scritti tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, cioè di 83 poesie in gran parte inedite. La solita disperata operazione a solo scopo commerciale? Sembrerebbe di no; questo lavoro allarga gli orizzonti sullo sguardo artistico dell’autore e vi si ritrovano alcuni temi tipicamente moraviani: l’eros, il viaggio, il rapporto tra natura e storia, il passato e la memoria. In questa raccolta si trova senz’altro un Moravia libero come lo può essere un intellettuale che vira verso la tarda età e proprio su questo argomento ecco qui di seguito una scheggia dal libro con il titolo “Inesperienza”:

Avevo sempre pensato

che la morte

fosse terrore

o tentazione

mai avrei immaginato

che si presentasse

con le sembianze

floride e ridanciane

della vita.

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