C’è una ‘romanità’ che non appare al primo colpo d’occhio? Non saremo certo noi capaci di tratteggiare questo aspetto tanto particolare, ma forse i versi in romanesco delle poesie e dei sonetti dei grandi letterati dialettali (come Trilussa, Belli o Pascarella) ci possono aiutare molto. Ecco un link del sito “Roma segreta” che vi consigliamo di seguire: https://www.romasegreta.it/roma-nella-letteratura/belli-giuseppe-gioachino/tutti-i-sonetti-romaneschi-volume-2.html.

Ricordiamo che il romanesco è un dialetto ma anche un grande patrimonio culturale troppo spesso trascurato. Qui di seguito una chicca di Trilussa con una piccola premessa: come avviene per quasi tutti gli altri dialetti, anche il romanesco trascritto non segue regole specifiche di ortografia e si concentra sul tentativo di riprodurre più o meno fedelmente la pronuncia, il suono delle parole.

Una poesia di Trilussa in romanesco

Avarizzia

Ho conosciuto un vecchio

avaro, ma avaro: avaro a un punto tale

che guarda li quatrini ne lo specchio

pe’ vede raddoppiato er capitale.

 

Allora dice: quelli li do via

perché ce faccio la beneficenza;

ma questi me li tengo pe’ prudenza…

E li ripone ne la scrivania.

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