Tutto è nato dalla scelta di Kevin Systrom di passare il suo “junior year”, cioè il terzo anno dell’università, all’insegna dell’italianità. Il giovane Kevin, ai tempi ignaro del fatto che sarebbe diventato uno dei miliardari più celebri degli Stati Uniti, si appassionò alla lingua italiana e decise di partire per l’Italia, portandosi dietro una fotocamera professionale per immortalare paesaggi, opere d’arte e i suoi momenti migliori (immaginiamo anche di Roma…). In Italia, però, successe qualcosa, quel qualcosa di inaspettato che spesso è il quid di grandi invenzioni: il suo professore lo sfidò infatti ad andare contro la ricerca della perfezione e lo convinse che avrebbe dovuto usare una fotocamera diversa, molto meno professionale, cioè una macchinetta di plastica, quadrata, molto vicina ad una “toy camera”; si trattava di una Holga con lente a menisco che scatta foto con sfocature, vignette ed altri effetti dal tono “vintage”. Dopo la laurea, Systrom si mise al lavoro su una app per la condivisione di foto, la futura Instagram. Mancava ancora un qualcosa, cioè l’opportunità di giocare con i filtri: il primo fu X-Pro II e nel 2010 il giovane americano lanciò la sua app che, dopo solo un mese, aveva già un milione di utenti. Quando Systrom e il suo socio Krieger decisero di vendere Instagram a Facebook (per circa un miliardo di dollari), si contavano soltanto tredici impiegati: ora la piattaforma ha superato il traguardo di 1 miliardo di “account attivi”.

Nell’immagine, da sinistra verso destra: il logo vecchio e quello attuale.

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