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5 Ristoranti di Roma

Ci piace segnalarvi questo post, arguto ed esaustivo su come si può mangiare a Roma…
Mangiare a Roma? Esistono 5 tipi di ristoranti a Roma:

1) Per turisti. Siamo leader mondiali ed è l’ossessione degli Italiani al punto che all’estero c’è chi si perde genuine chicche di cucina popolare e prende sventole di conto al ristorante pur di non rischiare di incapparci (in realtà spesso altrove non esiste questa categoria, esistono i disonesti per tutti o i ristoranti per famiglie, tutte). Ovviamente Roma ne è piena. Nasce per fare tanti soldi facilmente, spennare clienti che difficilmente rivedrai, chiudere e riaprire altrove per ricominciare il gioco. D’altronde se uno viene da 9.000 km e non è abituato ad assaggiare il nostro cibo di qualità gli basta anche cibo non eccellente, spesso ne sarà entusiasta. Il problema è che poi lo paga come il migliore in circolazione e allora perché non provare i posti davvero buoni?

2) Per forestieri. E i forestieri sono gli altri Romani, soprattutto. È inutile girarci intorno, Roma si estende su un territorio enorme, solo quello fissato formalmente nel Comune è quasi equivalente a Londra, molto più grande di Berlino, il doppio di Madrid, Parigi e New York. Ma in realtà Roma si estende ben oltre il Comune, comprende anche gli altri intorno che possono dirsi (a ragione) “Romani”. In questa situazione e con trasporti pessimi, la città è di fatto suddivisa in piccole città, ognuna con le proprie caratteristiche socio-economiche (per dire, il mio Municipio non è tra i più grandi ma ha gli stessi abitanti di Bergamo). Questo incide anche sul modo di mangiare che, può sembrare assurdo ma è così, cambia da zona a zona. Ovviamente i luoghi più vitali o tradizionali accolgono spesso la sera o per svago molti Romani da altre zone, che diventano quasi dei “turisti”. Esistono ristoranti fatti per il palato e le aspettative dei Romani forestieri che spesso si trovano lì una tantum per una serata importante o piacevole o per relax o per vicinanza a locali, discoteche, teatri, cinema. È una cucina di solito pesante con un basso rapporto qualità/prezzo (sono locali da mungere per i proprietari) ma non trasandati e che lasciano spesso soddisfatti (se non addirittura entusiasti) gli avventori. Ai turisti sprovveduti, invece, sembra di stare in Paradiso. Ovviamente da evitare sempre ma questo spiega spesso i giudizi positivi di amici e colleghi che tenteranno di trascinarvi in un posto così. Resistete!

3) Di quartiere. Se Roma è un insieme di città, questa è la vera cucina tipica di ogni zona. Molto semplice, scarna, si mangia spesso con tovaglie di carta e servizio alla mano (eufemismo) ma si gusta la cucina casereccia e non si rischia di ostruire le arterie se si sta attenti. Le riconosci perché è dove vanno a mangiare gli abitanti del quartiere e perché costa davvero poco. Gran rapporto qualità prezzo (a meno che non sia una sOla dove vi avvelenano ma sono posti che non durerebbero una settimana). Ovviamente i tipi di piatti disponibili sono molto limitati, quindi non vi sognate di ordinare qualcosa al di fuori dalla tradizione per non farvi rimproverare dal cameriere o, peggio, mangiare male. In questa categoria vale la pena segnalare la new wave della cucina romana capitanata dal celebre cuoco Bonci e all’insegna della qualità, prezzi alti ma trasparenti. Da provare per come giocano con accortezza sui sapori della tradizione. Però attenzione a non sopravvalutarli troppo: è pur sempre pizza, supplì e carbonara. Insomma parliamo dei posti genuini e rustici che molti furbetti (soprattutto della categoria 1) cercano di imitare alla ricerca di gonzi, ma da chi lo frequenta e dai prezzi esposti potete scoprirli facilmente. Evitate le “Hostaria”, non è un marchio di qualità, non significa nulla. Infine ci sono quelli che si atteggiano volentieri in questa categoria, i “finti zozzoni”, che alla fine vi presentano un conto da Pergola (ci siamo capiti, credo :) Li riconoscete perché tra gli avventori c’è almeno un radical-chic con la pashmina (in qualsiasi stagione): scappate subito! Potreste mangiare decentemente ma la finzione vi rovinerebbe la digestione.

4) Etnici. La cucina etnica di Paesi lontani (no, quella calabrese non è cucina etnica) si basa su canoni culturali e gastronomici ben precisi. Quindi può essere di due tipi: buona o cattiva. Non esistono vie di mezzo, anche se esistono le eccellenze. Ovviamente questa cucina si perde spesso le evoluzioni che ogni cucina assume in patria e rimane quasi sempre fissata nel ricordo degli immigrati. Se per voi questo è un problema allora andatevi a mangiare il cibo cinese a Shangai! Inevitabilmente il nostro Paese ha degli influssi su questo tipo di cucina, l’importante è che non siano prevalenti. Se poi trovate un posto così che riesce anche a portare le innovazioni dal Paese originale (io ne ho trovato almeno uno), beh, tenetevelo stretto.

5) “Quelli veri”. Sono quei posti dove ci sono veri chef e veri direttori di sala, sommelier e camerieri. Non so perché in Italia ci siamo disabituati ai veri ristoranti, barattandoli per pub riverniciati ma sono ancora i posti dove si fa la cucina italiana, dove si può sperimentare, si può discutere, valutare, protestare o godere. E dove potremmo sorprenderci a spendere non così tanto più della bettola radical-chic.

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